

114. Fattori e fasi dell'emigrazione europea nel mondo.

Da: I. A. Glazier, L'emigrazione dal diciannovesimo secolo alla
met del ventesimo, in Storia d'Europa, 5, L'et contemporanea.
Secoli diciannovesimo-ventesimo, Einaudi, Torino, 1996.

Nel brano seguente Ira A. Glazier analizza i molteplici aspetti
dell'emigrazione europea del secolo diciannovesimo. Spinti da
motivazioni diverse (politiche, economiche e sociali), favoriti o
ritardati dalle legislazioni nazionali, assecondati dalla
progressiva facilitazione e dal minor costo dei trasporti, decine
di milioni di europei abbandonarono, a partire dal 1840, i loro
paesi, avviandosi soprattutto verso le Americhe. Inizialmente
furono gli abitanti dell'Europa settentrionale ad emigrare,
soppiantati in seguito da quelli dei paesi mediterranei e della
Russia. Un ritratto tipico dell'emigrante era quello di un
individuo giovane, privo di specializzazione, proveniente
soprattutto dalle aree soggette a stagnazione economica, il quale
aveva generalmente nel paese destinatario un circuito parentale
che lo avrebbe accolto e indirizzato.


Nel diciannovesimo secolo vaste aree delle Americhe, dell'Oceania
e dell'Africa furono oggetto di nuovo insediamento. Ci fu dovuto
alla crescente pressione demografica in Europa, alla drastica
riduzione dei costi del trasporto, alla crescita economica, alle
basse tariffe praticate in Europa occidentale. Tali cambiamenti
incentivarono il trasferimento di popolazione europea verso nuovi
insediamenti: dapprima in Stati Uniti, Canada e Australia; quindi
in Argentina e Brasile; negli ultimi anni del secolo in Africa.
Questo movimento di popolazione e capitale da paesi in cui
abbondavano a paesi in cui scarseggiavano fu una condizione
necessaria dell'espansione dell'economia internazionale.
Si tratt di migrazioni di gran lunga pi imponenti di quelle mai
verificatesi in precedenza nel corso della storia ed eguagliate
unicamente dallo spostamento di popolazione che ebbe luogo subito
dopo la seconda Guerra mondiale e dalle migrazioni della seconda
met del ventesimo secolo. Tra 1815 e 1914 si registrano cinque
correnti migratorie intercontinentali: dall'Europa alle Americhe,
all'Oceania, all'Africa, che riguard oltre 60 milioni di
individui; dalla Russia alla Siberia e all'Asia centrale;
dall'Europa meridionale al Nordafrica; dalla Cina e dal Giappone
all'Asia meridionale e orientale; dall'India al Sudest asiatico e
all'Africa meridionale e orientale.
Gli effetti di questa migrazione sui paesi d'origine furono
disparati. In Europa, l'emigrazione era connessa a urbanizzazione
e industrializzazione ed ebbe l'effetto di ridurre la pressione
demografica. In Argentina, la crescita della popolazione era
dovuta per oltre la met agli immigrati, nella misura di circa il
32 per cento negli Stati Uniti e in Brasile, del 30 per cento in
Australia. La grande maggioranza di questi immigrati erano
manovalanza generica ed ebbero una funzione di primaria importanza
nello sviluppo agricolo e industriale dei paesi di accoglienza.
Circa il 60 per cento si stabil definitivamente nel luogo di
destinazione.
Altre correnti migratorie furono maggiormente diversificate sia
sul piano sociale sia su quello occupazionale ed ebbero effetti
meno permanenti sui paesi d'origine. All'epoca della prima Guerra
mondiale, in Nordafrica c'erano oltre 2 milioni di residenti
europei: Francesi, Italiani, Spagnoli, Greci, che, pur
controllando settori chiave dell'economia, restavano culturalmente
e socialmente isolati rispetto alla popolazione indigena. Dopo la
seconda Guerra mondiale, il processo di decolonizzazione li
costrinse a rientrare in massa in Europa. Dopo il 1870, 20 milioni
di lavoratori cinesi e indiani si trasferirono nei paesi
tropicali: gli Indiani in Birmania, Ceylon, Africa orientale e
meridionale, isole Mauritius e Caraibi; i Cinesi in Asia
meridionale (le Indie orientali olandesi) e Malacca; nel 1913
erano circa un milione gli emigrati giapponesi nelle Hawaii e in
Brasile.
Risulta impossibile determinare con precisione l'ammontare
dell'emigrazione internazionale a partire dall'inizio del
diciannovesimo secolo. I dati disponibili parlano di circa 49
milioni di emigranti che lasciarono l'Europa tra il 1846 e il 1940
e di 63 milioni di Europei sbarcati oltreoceano. La discrepanza si
spiega col fatto che, nei paesi di arrivo, furono classificati
emigranti un maggior numero di individui che nei paesi di
provenienza. Molti emigranti rientrarono infatti in patria, sicch
il secondo dato  frutto di sovrastima dell'emigrazione
permanente.
Gli emigranti si stabilirono in zone nelle quali potevano trovare
affinit etniche e linguistiche, oltre che religione e istituzioni
simili a quelle dei paesi d'origine. Alla base dell'emigrazione
c'erano motivazioni di carattere economico, politico e talvolta
religioso, unitamente al desiderio di sfuggire a povert e
situazioni di disagio sociale.
Per la popolazione europea, l'emigrazione assunse dimensioni di
massa negli anni Quaranta quando si cominci a rimuoverne gli
impedimenti. La Rivoluzione francese garant ai cittadini la
libert di emigrare. Sviluppo del capitalismo industriale, aumento
dei redditi, diminuzione del tasso di mortalit e materie prime a
basso costo provenienti dalle aree d'oltreoceano di recente
insediamento stimolarono l'incremento demografico in Europa.
Rivoluzione agricola, espansione delle citt e crescita dei salari
favorirono l'esodo dalle campagne, rendendo disponibili sia
lavoratori di provenienza agricola per l'industria, sia forza
lavoro per le terre d'oltremare. Crisi economiche ricorrenti
comportarono una disoccupazione altrettanto ricorrente. Talvolta
spontanea, talvolta col sostegno delle autorit, l'emigrazione
funzion da valvola di sicurezza rispetto a sovrappopolazione e
disoccupazione europee.
In Irlanda e Germania, tra 1840 e 1860, in seguito alla crisi
strutturale dell'agricoltura tradizionale, alle depressioni
economiche e agli scarsi raccolti, un gran numero di lavoratori
agricoli immigr in Stati Uniti e Canada. Il libero commercio
contribu in misura notevole all'emigrazione nel caso della Gran
Bretagna, unitamente alla caduta dei prezzi agricoli e alla
depressione economica. In Germania e Svizzera, la diminuzione dei
prezzi dei generi alimentari e la frammentazione delle aziende
agricole diedero notevole impulso all'emigrazione. A convincere
ampi settori della classe media tedesca a emigrare in America
furono le turbolenze politiche e la depressione economica seguite
alle guerre napoleoniche e alla rivoluzione del 1848.
Nella prima met del diciannovesimo secolo gli emigranti
britannici e tedeschi furono prevalenti. Verso la met del secolo
vennero appaiati dagli Scandinavi e da quelli degli altri paesi
dell'Europa nordoccidentale. Negli anni Ottanta ebbe inizio
l'ondata di emigranti provenienti dall'Europa meridionale e
orientale, che contribuiranno in misura prevalente all'incremento
dell'emigrazione dopo il 1900. Queste nuove correnti migratorie
provennero dapprima da Italia, Spagna e Portogallo, quindi da
Austria-Ungheria e Russia dopo gli anni Novanta. Nell'ambito
dell'emigrazione verso le Americhe prevalsero gli Stati Uniti, ci
nondimeno, dopo la met degli anni Ottanta, furono considerevoli i
flussi verso Sudamerica (Argentina, Brasile e Canada (dopo il
1900).
Prima del 1880, la maggioranza degli emigranti dell'Europa
occidentale si componeva di piccoli proprietari o di artigiani
provenienti da aree rurali. Nel periodo dell'emigrazione di massa
seguita agli anni Ottanta, furono i contadini poveri privi di
terra e gli operai dell'industria ad andarsene per raggiungere i
paesi d'oltremare.
L'emigrante tipico era un adulto in giovane et. Solo 1'8 per
cento di quelli che sbarcarono negli Stati Uniti tra 1860 e 1910
avevano oltre 40 anni; mentre il 16 per cento era di et inferiore
ai 15 anni. Predominanti erano i maschi che, tra 1851 e 1910,
costituivano il 64 per cento di tutti gli immigrati negli Stati
Uniti. Le donne risultavano prevalenti nel caso di paesi quali
l'Irlanda, dove raggiunsero il 48 per cento nel periodo 1851-1913.
Per quanto riguarda Italia e Spagna le donne restavano al di sotto
del 25 per cento. Meno della met degli emigranti erano individui
isolati, per il resto si trattava di famiglie: nucleari, estese,
con un unico genitore o composte da persone con lo stesso cognome.
La grande maggioranza dei nuovi arrivati poteva contare sul
sostegno di immigrati in precedenza e di circuiti di parentela che
fornivano aiuto sotto forma di rimesse, anticipo del costo del
biglietto di viaggio e simili. La maggioranza degli emigrati era
manodopera priva di specializzazione. Infine, l'emigrazione aveva
una sua specificit geografica e corrispondeva alle zone di
stagnazione economica. Ci spiega la persistenza e una certa
rigidit dei percorsi dell'emigrazione.
Lo spostamento del centro di gravit dell'emigrazione verso
l'Europa meridionale e orientale dopo il 1890 fu in gran parte
dovuto alla riduzione delle barriere legali e geografiche, al
proliferare delle linee di navigazione e alla riduzione del costo
dei trasporti. In seguito al declino dell'emigrazione tedesca
negli anni Novanta, le grandi compagnie di navigazione attirarono
l'attenzione del proletariato agricolo delle aree europee ad
agricoltura arretrata - Italia, Ungheria, Galizia, Russia - sugli
alti salari americani. Reti di relazioni sociali, lettere,
rimesse, eccetera, ossia gli stessi fattori che avevano
contribuito in misura importante a stimolare la precedente
emigrazione dall'Europa nordoccidentale, trasformarono il nuovo
flusso migratorio in vera e propria marea nonostante le misure
limitative adottate dai paesi meta di questo flusso.
Nel diciannovesimo secolo, la rivoluzione del trasporto rivel le
grandi ricchezze dei paesi di recente insediamento. Lo
sfruttamento di queste risorse richiedeva l'importazione di una
notevole quantit della manodopera resasi disponibile in Europa
dopo la transizione demografica. Gli Stati Uniti si trovavano
nella posizione pi favorevole per attirare un numero pressoch
illimitato di immigrati europei date le enormi riserve di terra
disponibili, le leggi agrarie assai liberali, un'industria in
rapida crescita e possibilit di impiego in continua espansione.
Anche i provvedimenti legislativi intesi a fornire una certa
protezione ai passeggeri a bordo delle navi contribuirono a
incoraggiare l'emigrazione.
